Oggi Maometto piange Charlie

Torna Charlie Hebdo, tornano le sue vignette satiriche e tornano le critiche contro quel giornale che non vuole tacere, neanche ora che l’hanno colpito al cuore dinanzi al mondo intero.

Al-Azhar, la principale autorità dell’islam sunnita, con base in Egitto, si ribella, dichiarando che la nuova vignetta “attiverà l’odio”, ma i sopravvissuti della rivista francese se ne infischiano e dalle pagine del quotidiano parigino rivendicano il loro ruolo: farsi portavoce di quella libertà di espressione e di  pensiero  che li ha sempre contraddistinti , oggi più che mai.

“Je suis Charlie”, “Je suis la laicité”. Io sono la satira che non ha fede se non in se stessa, sono la matita che non accetta compromessi, sono il sorriso di dissenso dinanzi alle campane di Notre Dame che suonano per noi. Io sono la legalità, la libertà, la fratellanza, tutto ciò che le religioni oggi, ieri e domani non permetteranno mai di essere. Questo è Charlie oggi. In realtà questo è Charlie da sempre ma è servita la morte di 12 persone per prenderne coscienza, per creare un clima di consenso e di solidarietà intorno a un giornale, che anche in seguito a quell’incendio doloso del 2011 era rimasto solo. Le parole di Zineb El Rhazoui “Amati solo perché ammazzati” fanno riflettere. Quante persone prima del 7 gennaio erano Charlie? Tra quei tre milioni di individui, che questa mattina sono corsi in edicola per comprare il nuovo numero della rivista, quanti ne avevano mai acquistata una sola copia o semplicemente sapevano cosa fosse Charlie Hebdo? E ancora quante persone hanno comprato il giornale per leggerlo e quanti invece lo hanno fatto solo perché quella rivista in un futuro sarà un cimelio storico? Forse mezzo milione di lettori sono realmente Charlie, gli altri due milione e mezzo …

Allah akbar! Allah akbar! Allah è grande! Allah è grande!

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© Jonathan Richards

Sono le urla dei due guerriglieri prima di far fuoco contro il cuore di Charlie, contro il cuore della Francia, ma sono anche il modo ironico con cui il direttore Charb salutava nelle sue mail i suoi redattori e li invitava l’indomani a consegnare in tempo il pezzo.

Ma Allah questa volta ha fallito nel suo intento, la stoltezza ha avuto la meglio sulla sua grandezza, se qualcuno dei suoi fanatici seguaci ha pensato che bastassero dodici morti per cancellare un pensiero, una ideologia, un sogno.

Oggi mi sento Charlie più che mai, perché in quelle vignette ho visto il coraggio di andare avanti nonostante tutto, la fede nel libero pensiero e soprattutto la certezza che la cultura fa paura, perché oggi avere delle idee proprie è quasi un crimine.

Mi sembra giusto chiudere questo articolo con le parole di Bernard Maris in arte Oncle Bernard: “Perché la vita non è come la sogniamo? Poetica, pacifica, intelligente, argomentata e brava ad argomentare, speculativa, contraddittoria, ma fatta in modo che nessuna contraddizione, nessun bisticcio non possa, al termine di una bella discussione, sciogliersi in un bicchiere di vino rosso e mai in una pozza di sangue? La politica di Charlie è non violenta e non carica di odio. È allegra. Vuole essere così. Nessun problema politico deve resistere a una buona risata. Ridete, amici, ridete. Sembra che al momento di esser fucilato, Cavanna stesse ridendo”.

Allah akbar!

Martina Massa

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