Grado Satira: Il paradosso del mentitore

Si dice che circa ventotto secoli fa il filosofo greco Epimenide di Creta affermò: “Tutti i cretesi sono mentitori”.

Essendo però anch’egli un cittadino cretese, la frase rimase sospesa, aleggiando tra le nuvole dei paradossi poiché qualsiasi tentativo lineare di risposta sarebbe risultato illogico: se tale frase fosse stata vera, allora i cretesi non sarebbero stati tutti mentitori, ma se al contrario l’affermazione fosse falsa, ecco smentire la mendacità dei cittadini.

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Sulla stessa falsa riga corrono i paradossi logici della parabola socio-politica contemporanea. Tornare indietro per andare avanti, forzare le lancette dell’orologio fino ad invertirne la rotta. L’elezione del dodicesimo Presidente della Repubblica è avvenuta chiamando in carica un democristiano di primo pelo, siciliano, anzi palermitano di nascita e di atteggiamento. Sergio Mattarella, uomo cauto, riservato, inflessibile. Militante del filone andreottiano dagli anni ’80, vicino alla DC mafiosa di Salvo Lima e Vito Ciancimino, agli omini con la coppola e la lupara che sparavano in corsa dai finestrini delle FIAT 1100 col cambio a doppietta. Vogliamo esagerare? Esageriamo. Più che vicino, quasi un familiare di giri poco raccomandabili viste le frequentazioni del fratello Piersanti (poi ucciso) e del padre Bernardo.  Stiamo esagerando? Può darsi, in ogni caso una figura ambiguamente molto vicina, troppo vicina a contesti tutt’altro che trasparenti.

In Bosnia non vi è mai stato l’uso di uranio impoverito” mentiva Mattarella nel 2000, quando ricopriva la carica di Ministro della Difesa, poi smentito dalla NATO.

In seguito a Tangentopoli poi rilegato quasi a carneade della politica, dopo una fantomatica svolta a sinistra tra le file dei trasformisti democristiani accolti dall’Ulivo prima e dal PD poi. Per chi ha ben presente le norme del codice stradale, lasciate perdere, qui i sorpassi a destra non solo sono consentiti, ma necessari.

Un arbitro? Chissà. Di sicuro è uno che veste di nero. Degno concittadino della Creta antica. E come moderni emulatori del buon Epimenide, ogni rappresentante politico formula il suo ambiguo giudizio. Un personaggio solido, l’alfiere che muove in diagonale, di rottura ma con profilo stabile, intransigente ma aperto al dialogo, dalle vedute europee ma radicato nel territorio.

Chi mente?

Mariano Paciello

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