Sulla riva di acque buie: conversazione con Joe R. Lansdale

Joe R. Lansdale, il Mojo storyteller, autore di una ventina di romanzi e più di duecento racconti. Un’icona della letteratura contemporanea americana. Desideravo potergli parlare di persona e l’anno scorso c’ero quasi riuscito: era ospite del Salone di Torino ma il caso ha voluto che, pur trovandomi nello stesso posto, non riuscissi a stringergli la mano dal vivo. Per compensare il dispiacere, ho fatto una spedizione punitiva allo stand del suo editore italiano (Einaudi), portando a casa alcuni dei suoi romanzi che ancora non avevo letto.

Cresciuto a pane, fumetti e Mark Twain, Lansdale è una persona di una profonda umiltà: i suoi modi, la sua intelligenza e sensibilità traspaiono subito, anche da un semplice scambio di email, e per un istante ho avuto la sensazione di non trovarmi a parlare con uno scrittore di fama mondiale, ma con una persona qualunque. Originario del Texas, scenario ossessivo della sua produzione letteraria (un po’ come il Maine per Stephen King), Lansdale non ha dimenticato le sue origini: nato da una famiglia modesta, con un padre analfabeta e una madre che non ha una grandissima istruzione, Joe viene sempre incoraggiato dai genitori a essere un vorace lettore e svolge i lavori più disparati, dal raccoglitore nelle piantagioni a l’operaio, pur di mantenersi e perseguire il suo obiettivo: diventare uno scrittore.

Esperto e studioso di arti marziali, fa pratica con la narrativa pubblicando racconti per riviste di genere, ma il vero esordio arriva nel 1980 con il romanzo, Act of Love. Lo stile di Lansdale è particolare, passa dall’horror di Drive-in, al western, alla fantascienza, al gotico di Acqua Buia fino al thriller/noir con una facilità che lo rende uno scrittore camaleontico. Il suo linguaggio sa della polvere e del sole cocente del Texas, i personaggi sono veri e le loro storie stregano i lettori. Come dicevo, mi sarebbe piaciuto scambiare due chiacchiere con Joe dal vivo e per il momento devo accontentarmi di farlo solo con l’immaginazione. Per questa intervista, siamo entrambi seduti su delle casse di legno e fissiamo la corrente del fiumiciattolo che scorre dietro casa Lansdale. Parliamo un po’ del suo percorso di artista marziale, anche io sono un appassionato e vorrei provare lo stile che lui ha inventato, il Maverick Kempo. Gli dico d’avere un’indole molto simile a quella del suo personaggio, Leonard Pine: in una questione di strada, nel dubbio, preferisco partire sempre per primo e poi riflettere sulle conseguenze. Joe ride della mia battuta e mi invita a seguire una sua lezione giù in città, a Nacogdoches, poi stappo una birra sullo spigolo della cassa, gli chiedo dei suoi libri e la storia cambia…

Q – Joe, in Italy you are considered a cult writer. Your books not only are hits but they touch the hearts of your readers, who are in love with your concrete language, with your characters and with your cross section of Texan countryside – where your stories are set – which always seems to hang in the balance between “American dream” and degradation. Racism, homophobia and social inequality are all themes that, no matter how we try to hide them, pretending that everything is fine, are nonetheless just around the corner, haunting us. Exactly how much is your writing influenced by mankind’s filth?

D – Joe, in Italia sei considerato uno scrittore di culto. I tuoi libri, oltre a vendere tantissimo, toccano il cuore dei lettori innamorati del tuo linguaggio così reale, dei tuoi personaggi e di quello spaccato di provincia texana, presente nelle tue storie, che sembra sempre in bilico tra sogno americano e degrado: razzismo, omofobia, disuguaglianza sociale, temi che, per quanto ci sforziamo di convincere noi stessi che in realtà va tutto bene, sono sempre lì dietro l’angolo e ci braccano. Quanto il lerciume dell’umanità influenza la tua scrittura?

A – Well, even though I write about the dark side a lot, something a lot of people pretend isn’t there, I do think there is a positive side to the world as well. It’s just that if you’re writing dark fiction that’s your emphasis. I have written lighter pieces, or sections in the darker pieces, that show what I think is the good side of humanity, though all on all I don’t care so much for the human race, which can be like a wolf pack, but do like people as individuals. I think all writing in one way or another is influenced by what is around us, even if we’re not aware of it. I think different moods in time and history reflect different kinds of fiction, but fiction is also there to entertain, and to enlighten, or at least expose the good and the bad.

R – Be’, per quanto io scriva molto sul lato oscuro, qualcosa che molte persone fanno finta che non esista, credo anche che il mondo abbia un lato positivo. Il fatto è che se scrivi dark fiction, è lì che poni l’accento. Ho sì scritto cose più leggere, o anche parti delle sequenze più cupe, che mostrano quella che credo sia la parte buona dell’umanità; devo dire anche però che tutto sommato a me non interessa tanto la razza umana, che può essere come un branco di lupi, ma preferisco le persone prese come singoli individui. Credo che in un modo o nell’altro quando si scrive si sia sempre influenzati da ciò che c’è attorno a noi, anche se non ne siamo consapevoli. Credo che stati d’animo diversi nel tempo e nella storia riflettano differenti tipi di narrativa, ma la narrativa esiste proprio per intrattenere, illuminare, o per lo meno per mettere allo scoperto il bene e il male.

Q – Of all your novels, my personal favorites are the ones with Hap & Leonard, whom we are finally going to see in a TV series! Honestly, I loved “Mucho Mojo” for its communicative strength and its potent description of the worst of all evils, that is violence on children. Anyway, Hap Collins and Leonard Pine are really cool characters: would you define them “antiheroes”? How much of yourself did you put in them?

D – Di tutti i tuoi romanzi, quelli dedicati a Hap & Leonard sono i miei preferiti e finalmente li vedremo in televisione come protagonisti di una serie televisiva. Onestamente, ho amato Mucho Mojo per la sua forza comunicativa e la capacità di descrivere il male nella sua forma peggiore: la violenza sui bambini. In ogni caso, Hap Collins e Leonard Pine sono due tipi davvero forti, li definiresti antieroi? Quanto c’è di te in ognuno di loro?

A – I think they are both anti-hero and hero. I think they try to do the right thing, try to be heroic, but I also think they cross the line frequently in what they do. In their quest to do right, they often do wrong. But I think their hearts, if not always their decisions, are in the right place. The TV series looks to be good. I’ve enjoyed the scripts so far, and have had a hand in commenting and influencing them.

R – Credo che siano sia antieroi che eroi. Penso che loro cerchino di fare la cosa giusta, di essere eroici, ma allo stesso tempo credo che oltrepassino il limite in quello che fanno. Nella loro ricerca di agire per il bene, spesso sbagliano. Credo però che anche se le loro decisioni non lo mostrano sempre, i loro cuori siano dalla parte giusta. La serie TV si preannuncia buona! Sinora i testi degli episodi mi sono piaciuti e sono anche potuto intervenire per commentarli e indirizzarli.

 

Q – You have a very strong connection to cinema. All of your stories are suitable for movies; indeed, some months ago you came in Italy, at the Torino Film Festival, to present the movie based upon your “Cold in July”, whose leading actor is the really good Michael C. Hall. The movie will be soon in theaters but it has already been highly praised by critics. Can you reveal us anything in advance?

 D – Il tuo legame con la cinematografia è viscerale. Le tue storie si prestano tutte per il grande schermo e infatti nei mesi scorsi sei stato in Italia, al Torino Film Festival, per presentare il film sul tuo romanzo Cold in July, che ha come protagonista il bravissimo attore Michael C. Hall. La pellicola arriverà presto nelle sale e ha già riscosso un grande consenso dalla critica. Puoi anticiparci qualcosa?

A – THE THICKET is a project that Peter Dinklage and I are working on with our agents and managers, etc. We hope for it to happen in the near future. EDGE OF DARK WATER is under option, as is SUNSET AND SAWDUST, as is the short story, “The Pit” and Bill Paxton is set to direct THE BOTTOMS in the near future. I believe there are others in the mill as well, but that’s all I can think of at the moment.

R – The Thicket è un progetto su cui sto lavorando con Peter Dinklage e i nostri agenti, i nostri responsabili etc. Speriamo che se ne possa fare qualcosa nel prossimo futuro. Sono stati presi in considerazione per il cinema “Edge of Dark Water”, “Sunset and Sawdust” e anche il racconto breve “The Pit”; inoltre Bill Paxton dovrebbe dirigere “The Bottoms” nel prossimo futuro. Dovrebbero essercene altri in lavorazione ma per il momento questo è tutto quello che mi viene in mente.

Q – I read on the internet some of your advices on writing and I must say you are a real “sensei”, even beyond the dojo. There are many authors who fight daily for their passion; writers who must face the difficulties of publishing, the expectation of a “serious” job as well as monthly bills. What would you like to tell them? What is in your opinion the winning weapon in this struggle?

D – In rete ho letto i tuoi consigli sulla scrittura e devo dire che sei un vero sensei, anche fuori dal dojo. Cosa ti senti di dire agli autori che combattono ogni giorno per portare avanti la loro passione, per scrivere nonostante le difficoltà del mondo editoriale, il lavoro “serio” e le bollette da pagare? Qual è secondo te l’arma per vincere in questa battaglia?

A – Keep your day job until you don’t need it. Write regularly, even if it’s only fifteen minutes to an hour a day. I usually work about three hours in the morning, and that works for me, five to seven days a week. I sometimes work a bit more, and if I do it’s frequently because I have two stories I want to tell, so one is morning work, and the other is free time afternoons and evenings, but mostly I just work the three hours. I’m very steady, and I polish as I go. I don’t outline, that doesn’t work for me, but it certainly may be the best way for some. What I do know is never wait for inspiration. Since it comes from you, you are the one who creates it. Days when I feel really inspired and days when I don’t, really do seem to vary very little. Though there are certain times when I’m on fire and couldn’t recreate that moment to save my life. But mostly it’s showing up and letting your subconscious do the work. I work, leave when I still have some gas in the tank, sleep on it, and it’s there the next morning, or mostly. Sure, there are days when it’s tough, or there are problems, and now in a blue moon I get stuck, but I just keep showing up. I find if I’m stuck writing something else helps, take a day off, read a book (which I do all the time) or watch a movie, get out of the house. But not for too long. To get it done requires you show up. Again, forget inspiration. You are your own inspiration. It’s not a magic thing. It’s you.

R – Mantieni la tua occupazione finché non ne hai più bisogno. Scrivi con regolarità, anche se scrivi per meno di un’ora al giorno. Io di solito lavoro circa tre ore al mattino dai cinque ai sette giorni la settimana, e questo funziona per me. A volte lavoro un po’ di più: quando succede è spesso perché ho due storie che voglio raccontare, quindi una è per il mattino di lavoro, l’altra per tempo libero, pomeriggi e sere, ma per lo più lavoro solo quelle tre ore. Sono molto costante e rifinisco man mano che procedo. Non programmo in anticipo: non fa per me, anche se può andare benissimo per altri. Una cosa di cui sono convinto è di non aspettare mai l’ispirazione: dal momento che viene da te, sei tu quello che la crea. Sul serio, non vedo molta differenza tra i giorni in cui sono ispirato e i giorni in cui non lo sono. Va detto che ci sono volte che sono caricatissimo e se perdo il momento non lo posso ricreare per quanto ci provi; la maggior parte delle volte, però, si tratta di mettersi e lasciare che sia il tuo subconscio a lavorare. Io abbandono il lavoro quando ho ancora energie residue, ci dormo sopra e il mattino seguente è lì che mi aspetta. Ovvio, ci sono giorni in cui è difficile, o ci sono dei problemi; qualche rara volta anch’io mi blocco ma non smetto di mettermi alla scrivania. Trovo che se mi blocco nella scrittura fare qualcos’altro aiuta: prendersi la giornata libera, leggere un libro (io lo faccio sempre), guardare un film, uscire di casa. Non troppo a lungo, però. Per terminare il lavoro occorre farsi trovare pronti. E, di nuovo, lascia perdere l’ispirazione: tu sei la tua ispirazione; non è qualcosa di magico. Sei solo tu.

Antonio Lanzetta

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