Leonardo Patrignani presenta THERE.

Il Salone Internazionale del Libro di Torino è un’occasione imperdibile per gli amanti della lettura. Perdersi per ore tra gli stand, seppellirsi vivo nelle offerte del Libraccio, conoscere scrittori e fare file interminabili alla Sala Gialla per le presentazioni dei big, sono solo alcune delle prospettive offerte dall’evento. Il Salone è il momento d’incontro per eccellenza, la possibilità di incrociare e di stringere la mano di propri simili, persone provenienti da ogni parte della nazione che condividono la stessa passione. Lettori e scrittori, appunto.
Notare Leonardo Patrignani nella folla non è stato difficile. Giacca scura e un bel sorriso. Una montagna di simpatia, forse lo scrittore italiano più alto della scena. Tradotto in diciotto paesi, vincitore del Book of the Year 2013 in Polonia con il primo capitolo della sua trilogia Multiversum (edita in Italia da Mondadori), Leonardo è considerato l’esponente di spicco della letteratura young adult italiana, anche se lui non ama gli appellativi. Le vicende di Alex, Jenny e Marco alle prese con l’infinita rete di universi paralleli al nostro, nell’affascinante teoria del Multiverso, hanno stregato migliaia di lettori. È il punto di partenza di Patrignani, l’occasione per far continuare a sentire la sua voce attraverso le pagine dei romanzi che lui scrive con incredibile passione. Leonardo è un appassionato, il suo entusiasmo mi coinvolge da subito mentre mi svela i dettagli della sua nuova storia: THERE.

All’estero la trilogia di Multiversum non smette di raccogliere consensi, da quando hai scritto la tua prima opera, Labirinto, è passato molto tempo. Tempo che hai saputo sfruttare per imboccare la strada giusta, quella che ti ha permesso di conquistare il cuore dei lettori. Il 9 Giugno 2015 è la data. Il D-Day letterario per l’uscita in libreria del tuo ultimo lavoro: There. Cosa dobbiamo aspettarci?

Una nuova sfida. There è un romanzo molto diverso da quelli appartenenti alla mia trilogia d’esordio. La cornice è realistica, siamo nella periferia milanese. Il concept è metafisico, dal momento che abbiamo a che fare con episodi al confine con il paranormale come l’uscita dal corpo (OBE) e le esperienze di premorte (NDE). Anche la narrazione è differente da quella della Multiversum saga. La protagonista di There, Veronica, racconta la sua storia al presente in prima persona.

Dai mondi paralleli di Multiversum alle esperienza premorte di There. Leggere la sinossi mi da subito la sensazione che dietro la storia di Veronica ci sia un profondo studio da parte tua del fenomeno scientifico alla base delle NDE (Near Death Experiences). Sei affascinato dalla dimensione metafisica della vita, questo è chiaro, e i riferimenti letterari sull’argomento sono vasti e complessi: perché proprio la morte?

In effetti mi sono sobbarcato una documentazione non indifferente prima della stesura di questo romanzo. Ero molto curioso e volevo approfondire, ho cercato i testi più accurati dal punto di vista medico, evitando alcuni titoli “new age” che poco mi avrebbero aiutato a conoscere la materia, e sono felicissimo di essermi imbattuto in diversi saggi scientifici di grande valore, su tutti quello del dottor Enrico Facco intitolato appunto Esperienze di Premorte. Perché questa tematica? Perché mi affascina da sempre. Chi non si è mai interrogato, del resto, su quello che ci aspetta oltre il limite estremo della nostra esistenza? Io ho voluto cercare corrispondenze nella scienza, anche se gran parte della comunità scientifica bolla questi episodi come semplici anomalie cerebrali, cercando di dribblare il problema. Una volta conosciuta la materia, ci ho ricamato attorno un thriller.

Il legame tra libri e cinema può essere viscerale. Ci sono romanzi che sembrano essere stati scritti per diventare film e personaggi i cui volti combaciano alla perfezione con quelli di attori di Hollywood. In effetti, la tua vita professionale è stata segnata dal cinema, hai lavorato come doppiatore e sei un allievo di Silvano Piccardi, ma quanto le storie sono state concepite pensando a qualcosa di più del profumo delle pagine fresche di stampa?

Totalmente, e ti ringrazio della domanda. Ho sempre “visto” la scena da un punto di vista cinematografico. Nel narrarla, l’ho sempre immaginata come una sceneggiatura che diventa romanzo. Mi interessa essere il più visivo e dinamico possibile, a volte (specie forse nel primo Multiversum) sacrificando qualche approfondimento psicologico che avrebbe giovato. Con There, all’inizio ho incontrato il problema opposto. Ero del tutto immerso nei pensieri di Veronica, nel suo dramma, e in fase di revisione ho tagliato ben 90mila caratteri perché certi episodi rischiavano di appesantire e rubare ritmo al thriller. In ogni caso, “vedo” questo romanzo al cinema, quasi più dei precedenti, e sto lavorando anche in quel senso. Finger crossed.

A questo punto dell’intervista solitamente ti chiedono quali possano essere i tuoi suggerimenti per gli autori esordienti, per chi ha un manoscritto nel cassetto e blablabla… ma considerato che in Italia ci sono più scrittori che lettori, forse è giunto il momento di concentrarci sulla cosa più importante: la lettura. Quali sono i romanzi che ti senti di consigliare a chi non si è ancora avvicinato alla letteratura di genere e guarda ai libri con diffidenza? Quali sono gli autori che hanno cambiato la tua esistenza?

Mi piace quest’inversione del punto di vista. Del resto, spesso si vedono autori esordienti che scrivono molto di più di quanto leggano. Non esiste errore peggiore, e dal Maestro King a qualsiasi altro grande autore, credo, il consiglio è sempre lo stesso: leggete tanto, prima di scrivere, e soprattutto leggete generi diversi. Dal canto mio ci sono autori che hanno segnato determinate fasi della mia vita. In adolescenza sicuramente Jules Verne e Asimov, insieme a Stephen King. Crescendo ho imparato ad apprezzare un po’ di tutto, e se guardo molto in alto mi appaiono capolavori come Solaris di Lem, o qualsiasi pagina scritta da Borges. Alle nuove penne consiglio di scoprire Philip K. Dick, Orwell, Bradbury, potrei andare avanti fino a domani. Ma se un non-lettore vuole avvicinarsi ai libri, sarà importante anche un Hunger Games, un The Giver… a volte, non sappiamo quale sia il libro che ci farà venire una voglia matta di leggere e leggere ancora, ma potrebbe non essere necessariamente un capolavoro della letteratura. Potrebbe essere il libro da cui è stato tratto un film che abbiamo amato al cinema. Ho incontrato centinaia di studenti, e molti mi hanno detto di essersi appassionati alla lettura grazie a Multiversum. E quello, statene certi, non è un capolavoro della letteratura. Però è una storia. E a volte le storie sanno essere magiche, in un modo che solo loro conoscono.

Antonio Lanzetta

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