Kostandinos Kavafis, moderno poeta alessandrino

Kostandinos Kavafis, 1863-1933

Sia che la poesia sia scritta in età classica che in quella contemporanea, se si fa portavoce di valori eterni come le passioni umane essa è veramente poesia. E quale passione può essere considerata più di tutte perenne ed eterna se non quella d’amore? E fu questa la passione cantata dal poeta neogreco Kostandìnos Kavafis (1863-1933) il quale nei suoi versi riesce a superare il confine del tempo fondendo antico e moderno grazie alla compresenza di elementi classici in descrizioni quotidiane.

Qualche parola detta là accanto a me
mi attirò l’attenzione verso l’ingresso del caffè.
E vidi lo splendido corpo come se
l’avesse fatto Eros nella sua prova suprema:
plasmando deliziosamente le membra armoniose,
esaltando la corporatura scultorea,
modellando il volto con commozione
e lasciando con il semplice tocco delle sue mani
una sensazione arcana sulla fronte, sugli occhi e sulle labbra.

(K. Kavafis, All’ingresso del caffè).

Nelle liriche di Kavafis, nelle quali sempre si esprime l’intimo sentire dell’uomo, si sprigiona tutta la tensione della voluttà d’amore che i corpi scolpiti nei versi del poeta come marmo greco vibrano nel suo cuore.

Molto ho guardato la bellezza
e ne è piena la vista.

Linee del corpo. Rosse labbra. Corpo voluttuoso.
Capelli come presi da statua greca:
sempre belli, anche spettinati,
che ricadono appena sulla candida fronte.
Visi dell’amore, come li voleva
il mio verso… nelle notti della mia giovinezza,
nelle mie notti, nascostamente incontrati…

(K. Kavafis, Molto ho guardato).

Mirone, Discobolo, V secolo a. C.

In questi versi così armoniosi emergono due delle costanti della poetica kavafiana, ossia il culto della bellezza ripresa, come si ha modo di vedere, dai canoni di perfezione greci. Come nell’antica ideologia greca in questi versi non è dipinta soltanto la bellezza delle forme di un corpo, ma anche quella idea di perfezione per cui a essa, alla beltà delle forme, si unisce indissolubilmente l’armonia del singolo immerso nell’universale e che ne diventa carattere protagonista. Così la bellezza del corpo imbevuto incoscientemente – anzi, soprattutto incoscientemente – di eros prende il sopravvento su tutto il resto. In secondo luogo appare la fugacità di questi incontri amorosi. Il motivo di questo cantare amori nascosti affonda le sue radici in un contesto storico fatto di pregiudizi che ancora oggi, purtroppo, non sono del tutto scomparsi: Kavafis, facendo corrispondere la natura del suo pensiero poetico con la natura dei suoi desideri, viveva l’amore omosessuale che per molti non era ben visto e considerato proibito, cosa che è possibile evincere dagli stessi versi di Kavafis:

In un vecchio libro – quasi di cento anni –
dimenticato tra le pagine
ho trovato un acquerello senza firma. «Epifania d’Amore» era il suo titolo.

Era più esatto dire: «d’amore di raffinata sensualità».

Perché era evidente, guardando l’opera
(agevolmente si capiva l’intento dell’artista)
che non per quelli che praticano amori sani, rimanendo nei limiti del lecito,
non per quelli era disegnato l’efebo
della pittura – con i suoi profondi occhi castani,
con la squisita bellezza del suo volto,
con la bellezza  delle attrazioni naturali:
con le sue labbra di sogno che recano
il piacere al corpo amato:
con il suo corpo pieno di grazia ideale creato per
quei letti che la morale corrente definisce impudenti.

(K. Kavafis, In un vecchio libro).

Policleto, Doriforo, V secolo a. C.

Nondimeno la poesia di Kavafis risente di queste costrizioni di cui è vittima la natura del suo amore, anzi, quasi a mo’ di rivalsa, ne assapora tutta la dolcezza e tutto l’ardore. Da ciò nasce una poesia intima – Kavafis in vita ebbe pubblicato soltanto una piccolissima parte delle sue poesie e le diffondeva facendole circolare soltanto tra pochi intimi – erotica nel senso greco del termine e che nella sua parola inscrive miriadi di sensazioni, colori e ricordi. La poesia di Kavafis rende eterni attimi di una vita amorosa, seppur segretamente, intensamente vissuta e sempre attiva nell’animo del poeta.

Sforzati di custodirle, poeta,
anche se è per poco ciò che si può trattenere.
Le tue visioni erotiche.
Insinuale, seminascoste, nei tuoi versi.
Sforzati di trattenerle, poeta,
quando nella tua mente si destano
la notte o nell’avvampo del meriggio.

(K. Kavafis, Quando si destano).

Importante peculiarità delle liriche di Kavafis è quella, inoltre, di aver saputo intridere i suoi versi di quei colori antichi che si percepiscono in quelli della Grecia classica. Nei versi di Kavafis vi è tutta la potenza sprigionata dalle statue riportando alla memoria i capolavori di Policleto e Mirone (artisti attivi nel V secolo a. C.) oppure, in quei rari versi ove non è preponderante la tematica amorosa, è possibile percepire la vitalità dei vicoli di antiche città, il profumo delle spezie, il vociare delle persone.

Se per Itaca volgi il tuo viaggio
fa voti che ti sia lunga la vita,
e colma di vicende e conoscenze.
Non temere i Lestrìgoni e i Ciclopi
o Poseidone incollerito: mai
troverai tali mostri sulla via,
se resta il tuo pensiero alto, e squisita
è l’emozione che ti tocca il cuore,
e il corpo. Né Lestrìgoni o Ciclopi
né Poseidone asprigno incontrerai,
se non li rechi dentro, nel tuo cuore
se non li drizza il cuore innanzi a te.
Fa voti che ti sia lunga la vita.
E siano tanti i mattini d’estate
che ti vedano entrare ( e con che gioia
allegra!) in porti sconosciuti prima.
Fa scalo negli empori dei Fenici
per acquistare bella mercanzia,
madrepore e coralli, ebani e ambre,
voluttuosi aromi d’ogni sorta,
quanti più puoi voluttuosi aromi.
Recati in molte città  dell’Egitto,
a imparare dai sapienti.

Itaca tieni sempre nella mente.
La tua sorte ti segna quell’approdo.
Ma non precipitare il tuo viaggio.
Meglio che duri molti anni, che vecchio
tu finalmente attracchi all’isoletta,
ricco di quanto guadagnasti in via,
senza aspettare che ti dia ricchezze.

Itaca  t’ha donato il bel viaggio.
Senza di lei non ti mettevi in via.
Nulla ha da darti più.

E se la trovi povera, Itaca non t’ha illuso
Reduce così saggio, così esperto,
avrai capito che vuol dire un’Itaca.

(K. Kavafis, Itaca).

Kavafis fu così un poeta greco arcaico in età contemporanea e il motivo della sua grandezza, e che spinse Montale a considerarlo un grande poeta contrariamente a quei critici che lo accusavano di mancata originalità, fu il saper immergere il lettore in un tempo lontano che egli riuscì a rievocare in tutta la sua potenza come un poeta proveniente da quei tempi antichi.

Salvatore Di Marzo

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