L’Intervista: Wulf Dorn

Wulf Dorn, il maestro del thriller psicologico, è tornato. Con Incubo, il suo ultimo lavoro edito da Corbaccio, l’autore tedesco riprende il viaggio alla scoperta dei mille volti della paura, trascinando il lettore giù, in quel complesso e oscuro labirinto che è la mente umana.

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Il protagonista di Incubo si chiama Simon. È un ragazzo difficile, rinchiuso da sempre nel suo mondo. La sua vita precipita in un incubo dopo la morte dei genitori in un terribile incidente d’auto, dal quale Simon esce miracolosamente illeso, ma da allora, soffre di fobie, allucinazioni, sogni che lo tormentano ogni notte. Costretto a trasferirsi dalla zia Tilia dopo un periodo di riabilitazione in ospedale, passa le sue giornate esplorando la campagna sulla bicicletta del fratello Michael. Nella zona sembra aggirarsi un mostro: una ragazza è scomparsa, e una notte si perdono le tracce anche di Melina, la fidanzata di Michael, il quale diventa l’indiziato principale. Insieme a Caro, una ragazza solitaria che ha conosciuto nella sua nuova scuola, Simon affronta le proprie paure più nascoste e va a caccia del lupo che miete le sue vittime nel bosco di Fahlenberg. Ma niente è come sembra.

In occasione del Salerno Letteratura 2016 abbiamo avuto modo di scambiare due chiacciere con il bravissimo Wulf Dorn, e quello che ci siamo detti suona più o meno così…

Q: Wulf, from Trigger to Phobia your way to describe the thousand faces of fear rised passion in readers from Italy and from all around the world. People are always been facinated by darkness: when we were kids it was frightening, then when we grew up the fear changed in curiosity and now we have the urge to know what is hiding in the dark. So now we have a great number of talk-shows about serial killers and the TV pays a great deal of attention to murders and investigations… why are people so attracted by fear?

D: Wulf,  da La Psichiatra a Phobia, la tua capacità di raccontare i mille volti della paura ha appassionato i lettori italiani e di tutto il mondo. Le persone sono costantemente attratte dal buio: da bambini ne siamo spaventati, poi diventiamo adulti e proviamo curiosità, nutriamo l’esigenza di sapere cosa si nasconde nell’oscurità. E così proliferano i talk show che parlano di serial killer, c’è molta attenzione ai casi di omicidio, alle indagini… da cosa deriva questo interesse delle persone per la paura?

A: We are living in a violent world. The daily news can be way more scarier than every horror writer’s imagination. Therefore I think, the fascination for such dark topics comes from our longing to understand more about what scares us. Because fear has the most power for as long as it is abstract to us. Once we can give it a face, we will find ways to cope with it. So, one could say that this morbid attraction is actually a kind of “exposure therapy”. And in the end we will discover that there are also a lot of good things in this world. Like in the old saying: Without darkness you won’t be aware of the light.

R: Viviamo in un mondo pieno di violenza. I notiziari possono essere molto più spaventosi dell’immaginazione di uno scrittore horror. Credo che il fascino per questi argomenti venga dalla nostra necessità di capire ciò che ci spaventa, poiché la paura ha maggior potere quando per noi è rappresentata da qualcosa di astratto. Quando le diamo una faccia troviamo il modo di rapportarci a essa, quindi possiamo dire che questo macabro interesse sia una sorta di “Terapia dell’esposizione”. Ma alla fine vedremo che al mondo c’è anche molta bontà. Come recita il vecchio detto: senza l’oscurità non ti accorgeresti della luce.

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Q: In Incubo you touch topics dear to you, like the adolescence and the strong emotions of this life phase.  How much of yourself did you put in Simon, the main character? 

D: Con Incubo torni ad affrontare alcuni temi a te molto cari, quali l’adolescenza e le forti emozioni che animano questa fase della vita. Quanto c’è di te nel protagonista, Simon?

A: Originally Simon was a different character in another story. While I was working on that novel, it happened that I lost two of my loved ones within only a few months. I felt really down and my novel suddenly seemed quite trivial to me. So I took a break and thought about what really mattered to me at that time. Out came “Incubo”, a dark story about loss. Therefore I made Simon’s character younger and put him in a really hard situation. I thought, the story would be more intense if it was told from a boy’s perspective. Because children are focused on life and the future, they don’t think much about death. In fact, a lot of Simon’s thoughts were similar to mine. I’m definitely no boy anymore, but for me it was also hard to accept that nothing in life lasts forever. Life as well as death are the best teachers and I guess, I matured a bit more in that difficult time.

R: In origine Simon era un personaggio diverso, concepito per un’altra storia. Mentre stavo lavorando a quel romanzo ho perso due persone a me molto care nell’arco di pochi mesi. La cosa mi ha buttato giù e ciò a cui stavo scrivendo ha iniziato a sembrarmi triviale, quindi  mi sono preso una pausa e ho pensato a cosa davvero contasse per me in quel periodo. Ne è uscito “Incubo”, una storia oscura sulla perdita e sul lutto. Ho reso Simon un personaggio più giovane e l’ho posto in una situazione molto dura, pensando che la storia sarebbe stata molto più intensa se narrata dal punto di vista di un bambino. Dato che i bambini si focalizzano sulla vita e sul futuro, non pensano molto alla morte. Infatti i pensieri di Simon sono molto simili ai miei. Non sono di certo più un ragazzino, ma ho avuto dei problemi ad accettare il fatto che nulla nella vita dura in eterno. La vita e la morte stesse sono degli ottimi insegnanti e in quei momenti difficili sono maturato un altro poco.

Q: What is the link and the difference between dreams and visions?

D: Qual è il legame che contraddistingue il rapporto tra sogni e visioni?

A: Well, to put it simply, dreams are reflections of our subconscious mind. They stand for our wishes, hopes and fears. As opposed to this, visions are our individual interpretation of what might happen in the future. Both are nurtured by our impressions and experiences in the past. We can learn a lot about ourselves when we take some time to reflect on them every now and then.

R: Bé, per metterla giù semplice, i sogni sono il riflesso del subconscio. Rappresentano emozioni, speranze e paure. Al contrario, le visioni sono la nostra ipotesi di ciò che potrebbe accadere nel nostro futuro. Sono entrambi alimentati dalle nostre reazioni e dalle esperienze del passato. Possiamo comprendere molto di noi stessi se dedicassimo un po’ di tempo a rifletterci su.

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Q: The strenght of your craft is surely the mood, the atmosphere which is filled with suspance. I’m picturing you in your house, focused on your laptop: how do you organize you work? Do you start from an idea and from there you start to build the story or do you plan in advance every chapter and plot twist?

D: Uno dei punti di forza della tua scrittura è sicuramente la tua attitudine a creare atmosfere ricche di suspense. Ti immagino nella tranquillità della tua casa, concentrato sullo schermo del laptop: come è strutturato il tuo lavoro? Parti da un’idea di base e da essa ne sviluppi la storia, oppure riesci a pianificare capitoli e colpi di scena?

A: Indeed I first need to know the whole story before I start writing. Once there is an idea, I do research on that topic and collect as much information as I can get for it. Then I think about my characters. Who are they, what do they want, what is their biggest fear and why are they the best personal for this novel? Then I work on the plot. In the end I have a script that tells me what is happening in each chapter. It’s my roadmap, so to speak. It helps me, not to get lost in the story. Of course, there will be some changes in the plotline during the writing process – like if you have planned a walk and then try some sideways, when they look more promising – but to know the main target, the ending of the story, is very important to me. Once I have my script, I start writing. During the cold season I work in my studio, but as soon as the weather is fine I love to be in our garden.

R: Di certo ho bisogno di conoscere tutta la storia prima di iniziare a scrivere. Quando mi sono fatto un’idea inizio con la ricerca di ogni informazione che possa essermi utile a riguardo. Poi penso ai personaggi:  chi sono, cosa vogliono, qual è la loro più grande paura e perché sono i più adatti a questo romanzo? Poi lavoro sulla trama. Alla fine ottengo una scaletta che mi dice cosa accade in ogni capitolo, è la mia mappa di navigazione per così dire, mi aiuta a non perdermi nella storia. Certo, ci saranno sempre delle modifiche in corso d’opera – come programmarsi una passeggiata e poi decidere di prendere delle strade secondarie che sembrano più promettenti – ma sapere qual è il mio obiettivo principale, dove andrà una storia, è molto importante per me. Una volta che ho la mia scaletta, inizio a scrivere. Durante l’inverno lavoro nel mio studio, ma appena il tempo migliora mi trasferisco in giardino.

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Q: Before becoming a full time writer you worked as a speech therapist, you studied languages and therefore books were a costante presece in your life. Let’s pretend to be in a pub, drinking beer… i want to read a new book, but i don’t know wich one. Would you be so kind to give me an advice? Tell me the book that has impressed you the most in recent times.

D: Prima di scrivere a tempo pieno lavoravi come logopedista, hai fatto studi linguistici e in tutta la tua vita ci sono stati i libri ad accompagnarti. Facciamo finta d’essere al bar, davanti a una pinta di birra… ho voglia di leggere qualcosa, ma sono indeciso. Ti va di consigliarmi il romanzo che più ti ha colpito negli ultimi anni?

A: Indeed I couldn’t imagine a life without reading. And a house without bookshelves wouldn’t be a homely environment to me. That’s why my studio looks like a big library. It’s full of books which somehow impressed me. Therefore it’s hard to make only one suggestion. Currently I’m very much into the classics. I reread Umberto Eco’s “Il nome della rosa” and “Il pendolo di Foucault” and Arthur Machen’s “The Great God Pan”. Then I finally caught up on Theodore Roszak’s “Flicker”, a brilliant conspiracy thriller about old Hollywood. A more recent thriller I would recommend is “L’indizio” by Helen Callaghan. A smart story with a lot of surprising twists.
You see, we could spend hours in the pub when it comes to a conversation about good books! (laughs)

R: Non posso immaginare una vita senza la lettura e una casa senza scaffali pieni di libri non sarebbe una vera “casa”. Questo è il motivo per cui il mio studio sembra una grande libreria piena di libri che mi hanno impressionato in qualche modo. È difficile fare una scelta, quindi. Ultimamente mi sono immerso nei classici. Ho riletto  “Il nome della rosa” e “Il pendolo di Foucault” di Umberto Eco e  “The Great God Pan” di Arthur Machen. Ho finalmente terminato “Flicker” di Theodore Roszak, un brillante thriller cospirazionista sulla vecchia Hollywood. Un thriller più recente che vorrei raccomandare è “L’indizio” di Helen Callaghan, una storia intelligente con un mucchio di colpi di scena.
Vedi, potremmo passare ore, in un pub, a parlare di buoni libri! (ride)

Antonio Lanzetta

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