Il ritorno del cosmo secondo Agnetha

A nove anni di distanza Las Vegas edizioni ha deciso di riportare in libreria il romanzo d’esordio di Daniele Vecchiotti, Il cosmo secondo Agnetha. L’acquisita consapevolezza nei propri mezzi e i risultati degli ultimi anni hanno spinto la casa editrice a recuperare quel libro che fin dalla sua prima pubblicazione aveva riscosso un discreto successo: ritenuto da La Stampa come uno di quei fuochi, narrativi s’intende, oscurati dalla vittoria al premio Strega di Paolo Giordano.

Il fuoco è alimentato dalle vicende di Daniele, giovane ventenne incapace di opporsi alle aspettative degli altri e agli eventi che gli capitano. In poco tempo, spinto dalla madre, si ritrova a scrivere romanzi rosa, e in ancora meno tempo, persuaso da Ernesto – editore senza scrupoli ciecamente orientato ai ricavi – passa alla letteratura pornografica per omosessuali. Pur senza essere omosessuale Daniele comincia a indagare, saggiando sulla propria pelle, l’universo gay; che trova la sua essenziale sintesi nella figura di Agnetha Fältskog, la “bionda degli ABBA”.

Gli ingredienti ci sono tutti per mettere in scena l’incontro-scontro tra mondo etero e mondo gay, ma il libro è anche una buona occasione per permettere a ognuna delle categorie di riflettere e, magari, sorridere col fronte opposto.
In un’intervista del 2008 Vecchiotti segnalava proprio la componente emozionale del romanzo tra le motivazioni per leggere il suo libro:

«ci si diverte», dichiarò, «e credo lo si faccia nel senso completo della parola: in 304 pagine si ride (molto), ci si intristisce (un pochino), ci si incazza (in quantità diversa a seconda dei soggetti), ci si eccita (in quantità diversa a seconda degli ormoni), insomma si provano emozioni».

Alle emozioni va aggiunto altro però. Il romanzo di Vecchiotti non si dispiega soltanto tra feste, lustrini, cinema porno, dark room e incontri clandestini sulle piazzole autostradali. C’è dell’altro. Il cosmo secondo Agnetha è anche un’occasione per riflettere sulla scrittura, sul modo in cui nascono le storie e si alimentano le personalità dei personaggi. Magari ragionare sulle dinamiche editoriali e sui meccanismi che determinano scelte narrative. Per Daniele la realtà è l’unico mezzo per poter scrivere storie. Quando non ha idee, Daniele prende tempo. E ascolta da dietro le pareti, prende appuntamenti, si fa raccontare storie, pettegolezzi – e fa niente se sono filtrati dal giudizio di chi parla, tanto le storie, una volta raccontate, sono di tutti -, si mette in gioco. Senza regole, o seguendo le poche scandite dalla sua mente, Daniele si espone per conquistare nel migliore dei modi tutto quanto gli è stato imposto. Scrive, se deve scrivere, ma lo fa a suo modo. Con ironia, onestà e senso della storia; proprio come fa il Daniele che gli ha dato vita.

Credo che riportare in libreria un romanzo del genere sia una scelta azzeccata. Il confronto fra generi oggi è ancora più attuale che nel 2008. E la leggerezza con cui Vecchiotti affronta il tema dell’omosessualità, il trattamento che offre a quell’universo, talvolta guardato con sospetto, potrebbero essere l’ennesima dimostrazione che la narrativa, quando ci si mette, può accorciare le distanze.

Antonio Esposito

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